SCULTURA EROTICA - Auguste Rodin

mar 24 maggio 2016, Ore 10:03

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Tag: arte, sculture, eros, Rodin, Bernini, Canova

Potremmo parlare a lungo, anzi parleremo a lungo di scultura erotica, ma è necessario farlo a piccoli passi perchè tale e tanta è la produzione di opere e sculture intrise di eros, pathos, amore e desiderio. Opere che nel corso dei millenni hanno trovato espressione tra Oriente e Occidente.

Vogliamo iniziare il nostro viaggio con un grande classico all'insegna del romanticismo: Il bacio di Auguste Rodin 

  

                Auguste Rodin "Il Bacio" 1889

“Il bacio” è la celebre scultura del francese Auguste Rodin (1840- 1917), in cui sono stati immortalati gli amanti per eccellenza, già ampiamente citati nel canto V dell’Inferno dantesco: Paolo e Francesca. Ricordate? I possessori di quel “libro galeotto”, “Lancillotto e Ginevra”, che fece scoppiare la scintilla. Dante li pone nel secondo cerchio, fra i lussuriosi e, incuriosito, chiede di poter parlare con loro.

Riprendendo l'approfondimento "Quando la materia vibra di passione" di Cristina Biolcati per Oubliette Magazine, è bello pensare che Rodin abbia voluto rendere giustizia ai celeberrimi amanti, dopo avere saputo l’eterna ed orrenda condanna che era stata loro inflitta, riscattando con la bellezza dei loro corpi, nudi e avvinghiati, i pregiudizi di secoli di oscurantismo. Situazioni oggi all’ordine del giorno ma in tempi antichi severamente punite e peccaminose.

La coppia adultera di amanti, viene raffigurata proprio nel “Bacio”, una delle opere più note dello scultore, realizzata intorno al 1886. I corpi di Paolo e Francesca sono seduti e avvinti in una composizione fortemente dinamica; le braccia e le gambe protese dei due amanti proiettano l’opera verso l’esterno, creando una molteplicità di prospettive che rifiuta la concezione del punto di osservazione fisso. Al dinamismo delle forme corrisponde l’instabilità della luce, che serpeggia mobile sulle superfici, creando forti contrasti con le zone d’ombra. L’uomo sembra avere una postura più composta, mentre la donna si abbandona completamente alla passione.

L’artista infonde una tale vitalità alla materia che all’osservatore sembra di percepire la sequenza dei movimenti dei due amanti. Sono mani che affondano nella carne, sulla coscia di lei, e bocche che sembrano “cibarsi” l’una dell’altra. I particolari sono resi così reali, sebbene a ben guardare, non siano neppure troppo definiti. E questo è il grande paradosso che ha messo in evidenza il talento dell’artista.

Poco importa se in seguito la critica ha avuto il sospetto che, in realtà, Rodin avesse ritratto se stesso con la sua amante Camille Claudel, una giovane studentessa di disegno.

Nell’immaginario collettivo quei due corpi rimarranno sempre Paolo e Francesca, la coppia di amanti che ha dovuto capitolare alla forza dell’amore, e che per questa debolezza pagherà per sempre le conseguenze. Niente di più tragico e, al tempo stesso, affascinante. Essi hanno dato la vita in nome del loro amore.

 

 

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