La GEISHA

mar 24 maggio 2016, Ore 09:46

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Tag: geisha, giappone, oriente, eros, rituali

Il termine, di origine cinese, indica una persona dotata di qualità artistiche. Tradizionalmente la geisha iniziava la propria formazione in apposite scuole all’età di sette anni, e una volta ritenuta abile nelle diverse arti veniva ceduta dai genitori a un proprietario di locale da tè presso il quale prestava la propria opera. Qui la ragazza serviva il tè secondo l’antico cerimoniale giapponese e intratteneva gli ospiti con canzoni, danze, recitazione di poesie e conversazione gradevole. Anticamente, la prassi voleva che le ragazze fossero vendute e che non potessero mai sciogliere il vincolo che le legava al proprietario se non contraendo matrimonio. Dopo la seconda guerra mondiale, la vendita delle figlie divenne illegale e la pratica scomparve; la professione di geisha esiste ancora oggi, ed è stata riconosciuta a livello sindacale.

Il fascino della geisha è racchiuso nella sua ritualità, espressa dai mille gesti che essa compie per la cura di sé e dalle mille arti di cui conosce i segreti. Una donna colta e curata, abile nella musica, nel canto, nella danza e nella conversazione, una sorta di etera dell’antica Grecia. La geisha intrattiene con maestria l’uomo e lo porta in una dimensione parallela, diversa dalla solita in cui egli trascorre la quotidianità.

La geisha realizza allora quei ruoli sociali e non tanto sessuali ai quali alle donne ordinarie è sempre stato impedito d'adempiere. Storicamente alla geisha era proibito di vendere sesso (non è mai stato tra i suoi compiti principali), ma è diventata erroneamente un simbolo della sessualità giapponese in occidente dopo che semplici prostitute si offrivano ai militari americani definendosi appunto geishe.

Il libro e il film Memorie di una Geisha, di cui parleremo nella sezione Cinema, esprime bene il suo ruolo nella società giapponese, senza pregiudizi o falsi storici.

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